La parola sta ad indicare i vari processi critici, ossia i vari movimenti in merito ai quali la modernità ha costruito la propria evoluzione ed ha potuto svilupparsi. Tali movimenti sono inquadrati come “post” in quanto sono movimenti temporanei che servono come stimolo alla modernità per aggiustare il tiro. Non sono quindi “neo”, ossia non sono Neomodernità in quanto non sono essi stessi la nuova forma in cui la modernità si trasmuta, ma unicamente lo stimolo di questa trasformazione per modo che l’ideologia di base si adegui ai tempi senza essere stravolta. Negli anni ottanta del secolo scorso il processo “post” della modernità, iniziato negli anni precedenti, ha assunto una notevole visibilità, almeno in occidente. La modernità è stata sensibile alle nuove esigenze che la cultura e la società ponevano e, in questo inizio di secolo, si presenta meno industriale e più imprenditoriale, ossia meno legata al prodotto di consumo e più indirizzata al prodotto culturale, alla finanza e così via. I modi di relazionarsi delle persone con le istituzioni e con i centri di potere economico hanno iniziato un nuovo percorso, ma non è cambiata l’essenza della modernità che continua ad essere il luogo del libero mercato e dell’iniziativa imprenditoriale, anzi, questa impostazione socioeconomica si è allargata alle aree orientali del globo.
In questi capitoli sarà usata la scritta postmodernità nella forma “post della modernità” onde sottolineare la funzione di stimolo dei movimenti d’avanguardia e non suggerire l’idea di un periodo autonomo successivo alla modernità.